Ed eccoci qua. Sole alto e cielo blu. Vestiti leggeri a colorati dentro i quali il mio culone si sente fiero. Birra ghiacciata davanti al mare. Sere con un po' di brezza al tramonto e cena all'aperto, con spaghetti e telline. Concerti, viaggi e pelle calda, da baciare per chilometri e chilometri ancora. La lingua sul cono gelato e i denti che croccano sulle ciliegie. Le nuove canzoni del Liga da cantare a squarciagola mentre i fianchi vanno da sè. I piedi liberi e felici nella sabbia e nelle ciabattine di perline. Il profumo della menta nel rum.
Non si può dire no all'estate, proprio no. Bisogna sbranare giorni e vita. Questa energia farà terra bruciata a dolore e paura. Spostatevi, non ce n'è per nessuno.
mercoledì 26 maggio 2010
mercoledì 14 aprile 2010
Bye Bye
Oggi mi si sta incagliando di nuovo la vita. La giacca troppo leggera, muoio di freddo. Gli occhi troppo brutti, devo truccarli. Le margherite tutte chiuse, ho sussurrato loro di rimanere così. Siamo alle solite: Julia troppo qualcosa, inadeguata, va piano mentre tutti corrono. Bisogna invertire la rotta, mi dico, mica convinta. Poi arrivo in ufficio e li vedo tutti in fila. Oggi vengono a portarsi via un pezzo della mia vita. Due anni interi. Quelli che "la prego parli con me". Mi servono le punturine. Io sono una malata molto forte. E come faccio a portare mamma dal medico, te la incolli tu? Quelli che mi hanno dato del lei e hanno mandato biglietti intrisi di gratitudine. Quelli che "lei magna coi sordi mia". Mi mandi una borsa termica per il farmaco, ma grande, così ci metto anche la coca cola. Quelli che sbagliano le parole. Che balbettano. Il vecchietto che mentre ti parla casca, tu senti un botto e poi gli improperi rivolti alla badante. Quelli che smontano i dispositivi e si iniettano miscele fai da te. Che vogliono a tutti i costi sapere "il punto esatto" del frigo dove mettere le medicine. Quelli che io chiamo l'avvocato. E anche la stampa. Quelli che mi mandi pure il materiale ma nascosto, che la bambina è femminuccia e si vergogna della malattia. I logorroici e gli impauriti. Ve ne andate tutti, vi portate dietro anche tutto il lavoro fatto dentro di me. Lo scavarmi nell'anima per aiutarvi senza portarmi a casa i vostri problemi. Come la chiamano, intelligenza emotiva? Adesso che vi vedo andare via mi sento stupida, emotivamente e in tutti gli altri modi che si possono immagnare. Non dovevate andarvene oggi, con la vita incagliata. Mi mancherete.
sabato 13 marzo 2010
In ogni muffin c'è un angolino che...
Non è la giornata perfetta. Ho visto momenti migliori. Per dirne una, ho una spada di Damocle sulla testa. Mi piacerebbe afferrarla e fare un numero alla Kill Bill, anche se non credo che la tuta gialla di Uma Thurman mi donerebbe. Sogno di mettere a ferro e fuoco un'intera realtà.
Eppure, sarà che ieri sera ho visto l'ultimo film di Ozpetek, che strappa così bene l'amore dal cuore, sarà per il disegno sulla storia di Ulisse che Leo ha realizzato per me (sapete c'è Eolo che soffia riccioli e dietro ci sono i nostri nomi scritti malissimo e lui l'ha espressamente fatto per me, per farmi compagnia durante le visite mediche), sarà perchè c'è il sole... ma io ho deciso che non è tempo di mettere a ferro e fuoco proprio niente. E' tempo di fermarmi, di fare solo quello che fa bene a me, che è comunque tanto. Ho spremuto quattro arance, fatto un caffè nero e denso e mangiato un muffin per colazione. In ogno muffin c'è un posto in cui si accumulano le gocce di cioccolato, croccanti, sprofondano insieme nella pasta morbida. E nemmeno l'ultima parte del cornetto algida, quel conetto minuscolo di cioccolato, fornisce un tale piacere. In un colpo solo penso che andrò dal parrucchiere e accetterò l'invito di fare una passeggiata al lago, penso che appena farà caldo indosserò i miei nuovi vestiti leggeri. Penso che viaggerò. Penso che voglio vedere i miei amici felici e insieme, proprio come nei film di Ozpetek. In un colpo solo sorrido, perchè ho riconosciuto il dolore già vissuto e ho alzato le braccia, mi sono arresa. Non ho più paura. Credo che la voglia di vita si nasconda in posti piccolissimi, come quel posto dei muffin in cui di addensa il cioccolato.
Eppure, sarà che ieri sera ho visto l'ultimo film di Ozpetek, che strappa così bene l'amore dal cuore, sarà per il disegno sulla storia di Ulisse che Leo ha realizzato per me (sapete c'è Eolo che soffia riccioli e dietro ci sono i nostri nomi scritti malissimo e lui l'ha espressamente fatto per me, per farmi compagnia durante le visite mediche), sarà perchè c'è il sole... ma io ho deciso che non è tempo di mettere a ferro e fuoco proprio niente. E' tempo di fermarmi, di fare solo quello che fa bene a me, che è comunque tanto. Ho spremuto quattro arance, fatto un caffè nero e denso e mangiato un muffin per colazione. In ogno muffin c'è un posto in cui si accumulano le gocce di cioccolato, croccanti, sprofondano insieme nella pasta morbida. E nemmeno l'ultima parte del cornetto algida, quel conetto minuscolo di cioccolato, fornisce un tale piacere. In un colpo solo penso che andrò dal parrucchiere e accetterò l'invito di fare una passeggiata al lago, penso che appena farà caldo indosserò i miei nuovi vestiti leggeri. Penso che viaggerò. Penso che voglio vedere i miei amici felici e insieme, proprio come nei film di Ozpetek. In un colpo solo sorrido, perchè ho riconosciuto il dolore già vissuto e ho alzato le braccia, mi sono arresa. Non ho più paura. Credo che la voglia di vita si nasconda in posti piccolissimi, come quel posto dei muffin in cui di addensa il cioccolato.
martedì 9 marzo 2010
Ti lascia sola
La pioggia cade tranquilla da ore. Niente è più terribile di questa tranquillità. Inesorabile e sorda, ti lascia sola a soffocare la rabbia. Che non puoi gridare, tanto non c'è nessuno ad ascoltarti. Ti lascia sola. Un temporale sfogherebbe il suo impeto con te. Il sole ti darebbe fastidio, verrebbe a scuoterti e farti compagnia. Ma questa pioggia indifferente ti lascia sola, non servi più. Non resta che tirarti su il cappuccio. E sprofondare.
domenica 7 marzo 2010
Cronaca del week end. Olè!
Madrid per la prima volta invernale, con un tempo infernale. Sempre bella, sempre olè olè. Abbiamo dormito pochissimo, sono distrutta. Ma in queste poche ore ho respirato aria spagnola e bevuto di tutto di più. Ho studiato il modo di vestire delle spagnole sulla metro, in giro per tapas, ad una festa di compleanno. Sono stata felice e disperata, con la paura e l'insicurezza che riaffiorano ogni volta che vogliono. Una ricciolona di tre anni mi ha chiamato amica e ha cantato Bella Ciao, con un'interpretazione serissima. Ho comprato quintali di camicetas. Ho scoperto il valore di chi ti resta, sempre, accanto.
Gente, se andate a Madrid andate al Rincon de la Habana, nei pressi di Piazza di Spagna e ordinate un daiquiri alla fragola, tanto per comuinciare. Poi tornate qui e ringraziatemi.
Gente, se andate a Madrid andate al Rincon de la Habana, nei pressi di Piazza di Spagna e ordinate un daiquiri alla fragola, tanto per comuinciare. Poi tornate qui e ringraziatemi.
lunedì 22 febbraio 2010
Nel sonno condiviso
Se aveste mai dormito con un gatto
o con un cane adagiato sopra al grembo,
ora sapreste che la metamorfosi è possibile,
che uomo e gatto e cane sono
entità volatili e cangianti: nel sonno
condiviso scompaiono le stinte
gerarchie tra cavalieri e fanti.
(F. Marcoaldi)
In questo buio pesto, cerco di levarmi di dosso la tristezza che mi avvolge come una coperta. Non ci riesco, è tempo di sudare dolore.
o con un cane adagiato sopra al grembo,
ora sapreste che la metamorfosi è possibile,
che uomo e gatto e cane sono
entità volatili e cangianti: nel sonno
condiviso scompaiono le stinte
gerarchie tra cavalieri e fanti.
(F. Marcoaldi)
In questo buio pesto, cerco di levarmi di dosso la tristezza che mi avvolge come una coperta. Non ci riesco, è tempo di sudare dolore.
mercoledì 17 febbraio 2010
Ci vogliono tanti cerchi
Uscita dall'ufficio, a passo svelto torno verso casa, nella mente ripasso il ritmo frenetico che devo sostenere fino al fine settimana. Mi accorgo di un albero dal tronco sottile, precipitato in una pozzanghera. Una stretta al cuore: quanta pena! Non credete che gli alberi abbiano un'anima? Non ce l'ha fatta: vento e pioggia hanno strappato le radici per nulla solide. Il tronco era davvero troppo sottile. Ci vuole peso per resitere. A vento, pioggia, ingiustizie, regole, solitudini. Ci vogliono tanti cerchi, avete presente? Ogni anno il tronco di un anno si arricchisce di un cerchio concentrico. Chissà che espressione mi si stampa sul muso quando penso alla mia solidità, ai miei tanti cerchi. E non parlo dell'età. Ho ottenuto un cerchio quando ho iniziato ad amare me e i miei difetti. Quando ho capito che nel mondo ci sono imbecilli e che non devo redimerli io. Che non voglio piacere a tutti. Che le persone diverse da me possono essere una ricchezza. Che la felicità si nasconde in cose piccole e semplici. Quando ho mangiato la sardella per la prima volta, conosciuto el loco de la catedral, nuotato nell'oceano,visto La stanza di Van Gogh, essermi riconosciuta nella pelle del mio uomo, in una poesia e in una musica dolce. Quando ho iniziato a costruire. Sono un albero senza corteccia, ma sono un albero forte.
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